Musica

La nascita della musica Techno

Quando la musica non è più musica, quando la musica era magia, quando la musica diventa evoluzione!
Nasce la sezione “elettro techno minimal“. Laddove tutti gli appassionati e seguaci possono aggiornarsi sui cambiamenti e gli eventuali “raduni”.

Siamo a Detroit, fa freddo, ma qualcosa mi riscalda, è questo suono, cos’è? Mai sentito, sarà forse l’ambiente adrenalinico degli anni ottanta?
Incuriosito, giro per la città alla ricerca di informazioni: chiedo alla gente; passanti, come me, incuriositi e stupiti.
Incuriosito, giro lo sguardo intorno: leggo lì, soliti volantini attaccati ai muri che pubblicizzano le solite serate di noti dj come Derrick May, Kevin Saunderson. Tra me e me penso “hum carina come situazione”.

Continuo a girare la città, ma questa volta senza boccheggiare, preso dalla voglia di capire cosa sta cambiando nell’aria; i soliti volantini, altri volantini – “nuovi?!?!” – chi sono questi? Jeff Mills? Richie Hawtin? Carl Craig? boooh, un momento, fanno parte anche loro del cambiamento o sono loro il cambiamento?

Jeff Mills
Jeff Mills

“Saranno forse inutili paranoie, cosa importa, tanto il mondo va avanti” – direte voi.

Ma eccovi smentita la vostra tesi: è l’alba del 1988 che la Virgin Records battezza questo cambiamento con il nome Techno.

La sento, questa è innovazione, la percepisco come rivoluzione!

Con il sorriso da demente, con un pensiero leggiadro, un nuovo pensiero, andavo canticchiando per le vie di questa città quando ad un certo punto passo dinnanzi ad un negozio di elettrodomestici, una tv in esposizione mi prende l’anima, trasmettendo un’intervista a Derrick May, il quale, definisce la techno in questo modo: “Questa musica è come Detroit, uno sbaglio completo. È come George Clinton ed i Kraftwerk bloccati in un ascensore“.

Il conduttore invitò anche il noto e caro amato Juan Atkins che contrattaccò con queste testuali parole: “Voglio che la mia musica suoni come due computer intercomunicanti, non voglio che sembri una band reale. Deve suonare come se l’avesse fatta un tecnico. Ecco cosa sono io: un tecnico con sentimenti umani“.

E fu così che egli sconvolse l’anima mia e di tanti altri della razza, ma soprattutto la mia, che vedevo una curiosa dipendenza tra le sue parole e l’immagine della mia anima riflessa sul vetro. Chi l’avrebbe mai detto che ella, la mia anima, non molto tardi sarebbe dipesa dalla techno.

Comunque sia, il tempo passa, tra un sospiro e un respiro siamo alla fine degli anni 80 dove iniziano ad uscire fuori, per via dell’evoluzione, nuovi generi, se non altro sottogeneri della techno. Sta morendo un mito o ne sta nascendo un altro? chi può dirlo se non la storia.

Detroit Techno, Stomping techno, Hardgroove, Hard Techno o Schranz, Tribal, Electro, Minimal tech, Acid, Hardcore sono i vari “parenti” della techno.

Iniziarono ad uscire come una grande famiglia, la grande famiglia, la potente famiglia e pian piano prese il controllo della città, prima, e del mondo, poi.

Detroit techno, la madre della techno, stravolge gli anni 80 in due ondate differenti: la prima, aveva un suono più elettronico, ma la seconda era un orgasmo multiplo, quei suoni forti, duri, violenti “Industrial”.

Seduti sui gradini di un palazzo antico, circondato da amici veri e non, uniti comunque dalla stessa motivazione, eravamo li che chiacchieravamo di cazzi vari: di cosa si è fatto nei giorni passati, di come si tirasse avanti e di come stesse cambiando la nostra vita, cioè la techno.

Tutti riuscimmo a percepire questo cambiamento interno. Era una nuova ondata: uscirono nomi come John Acquaviva, Kenny Larkin, Dan Bell e Richie Hawtin.

Quelli che più spadroneggiarono nella mia mente furono il canadese Hawtin e Jeff Mills, parliamoci chiaro, sono mitici. Ma il più mitico è Mills che, da quando ha lasciato la “Underground Resistance” e ha iniziato a far fantasticare la nostra percezione come solista, si è sposato con l’anima di ognuno di noi, noi della razza.

Era impazzito, sfornava dischi come un esperto panettiere: Waveform Transmission Vol. 1, Waveform Transmission Vol. 3, Kat Moda EP, fondando subito dopo una sua etichetta discografica con il nome di Axis.

Magnifico, si parlava solo di lui e delle sue magnifiche imprese discotecali, era diventato un dio.

Tra Waveform Transmission Vol. 1 e Waveform Trasmission Vol. 3 si pone Robert Hood, completando l’opera: Waveform Transmission Vol. 2.

Egli, Robert Hood, dette vita ad un nuovo movimento sonoro, denominato Minimal Techno, attraverso la pubblicazione di altri album come: Internal Empire, Minimal Nation.

Da tempo non sentivo quel figlio di una buona donna di Jack, Denominato, Jarkus per le sue eroiche imprese discotecali, in termini sociali.

La prima cosa di cui mi informò, quando ci sentimmo, riguardava un evento a pochi km da casa sua, a Chicago.

Beh, 5 minuti più tardi stavamo già a cerchio, organizzandoci per la veloce e dura musica techno di Chicago. Risultò un po’ difficile onorare Jarkus della nostra visita.

La diversità tra noi è come tra i sottogeneri della techno: essa sta proprio nella continuità, velocità e densità. Amici particolari preferiscono l’ Hardgroove: si divertono nel vedere il dj dilettarsi in una tripla esecuzione dei dischi.

Io mi diverto nel vederli divertiti, mi diverte soprattutto il battito che accompagna il mio cuore, veloce, si, ma io … parliamoci chiaro … voglio di più! Voglio ciò che Chris Liebing denominò per la prima volta “Schranz“, o più comunemente detta hard techno: essa viaggia nelle nostre vene ad una velocità che va dai 150 ai 170 BPM (velocità perfetta – a mio avviso).

Tra noi la unita gang di ragazzi scalmanati, c’è in programma di cambiare aria, scoprire nuovi posti, nuove proiezioni di tali contenuti in contesti diversi. La proposta meno accettata è l’Italia: è difficile che si possa incontrare tale velocità nei club italiani; altri propongono Spagna, chi invece Europa dell’Est, ma io invece, come la maggior parte di noi, propongo Germania!

Si! è qui che nasce, è qui che cresce, è qui che vive…

D’altronde, ci sono continui e vari party che vedono esibirsi artisti come: DJ Rush, Felix Krocher, ViperXXL, Sven Wittekind, Pet Duo, Tobias Luke aka OBI e Frank Kvitta.

Ma la soluzione, per ora, è ancora lontana.

È venerdì sera, dopo aver fatto tutto ciò che una settimana può proporci, cazzeggiamo in tutti i modi possibili finché qualcuno non dà una direzione a questa serata. Questo qualcuno è seduto li per terra che parla di un nuovo sottogenere chiamato “Acid“, nato come risposta alla nostra Techno Detroit.

Gli Squat inglesi, è li che si è sviluppata. Il più “euforico” di tutti, sfrutta questo trampolino di lancio per motivarci, ulteriormente, ad andare ad Amsterdam, anzi, Rotterdam, la capitale dell’hardcore. E qui, dinnanzi a tale proposta, a tale musica, così aggressiva quanto veloce da 160 bpm in su … la voce manca, il pensiero va … finché un pensiero un pò paranoico mi disturba: ma … la minimal tech? La rivolgo a tutti: ma la minimal tech?

Tale discorso per capire un pò di che si tratta, difatti si alzò un polverone, ognuno diceva la sua ma con calma ed abilità arrivammo a capire cosa fosse: Negli ultimi anni il mondo è stato invaso dal genere minimale, cioè quei pochi suoni brevi e circoncisi. Da qui nuove sperimentazioni fino ad arrivare ai giorni nostri con una miriade di sperimentazioni sonore.

Io, come molti, credo che è difficile, oggi, definire in definitiva un genere e quindi di definire in definitiva un dj, vista la moltitudine di sottogeneri emergenti.

Sta di fatti, però, che i maggiori esponenti che divertono il pubblico, oggi giorno, di questa corrente musicale sono: Sleeparchive, Akufen, Damian Schwartz, Richie Hawtin, Robert Henke, Marc Houle, Michael Mayer, Alex Under, Rino Cerrone, Danilo Vigorito e tanti altri…

Con rispetto e apprezzamento affermo: “preferisco la mia techno!!!” – la vera e unica musica della nostra razza.

Gioacchino Di Nardo

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